Perchè penso che sia giunto il momento di utilizzare uno strumento logorato come il referendum abrogativo per intervenire sulla materia dei servizi pubblici locali? Sostanzialmente, per due ordini di ragioni che riguardano:
a) lo strumento;
b) il merito della questione e, in particolare, la vicenda acqua.
La privatizzazione dell’acqua, avviata dal decreto Ronchi, divide l’Italia. La questione scotta: si può vivere senza petrolio, non senza acqua. E non ci si può nascondere dietro un dito dicendo che la proprietà di quanto immesso nel tubo resta pubblica se il servizio non lo sarà più. Ma ha senso spaccarsi sul piano del principio? La risposta è: no. Che il gerente dei servizi idrici sia pubblico o privato significa fino a un certo punto. La Germania ha i consumi più virtuosi, le minori dispersioni, Berlino ha l’acqua più cara e la gestione è diffusa in mano ai comuni. La Francia, invece, ha tre colossi quotati in Borsa ma influenzati dal governo. Il Regno Unito ha privatizzato. Negli Usa prevalgono le public authority , enti pubblici senza capitale, e ci sono i consumi più alti del mondo. Meglio, allora, entrare nel merito. Leggi il seguito di questo post »
Come si fa a capire se una misura sia più o meno popolare? Normalmente è “questione di naso”, di “fiuto politico”, di sensazioni più o meno diffuse che vengono colte (o piegate) al fine di argomentare le proprie convinzioni.
Poi ci sono le valanghe, per percepire le quali non occorrono sensi particolarmente raffinati. Su questo tema dell’acqua, oltre ai sondaggi con percentuali bulgare che sono stati fatti da alcuni quotidiani online ed i cui risultati sono linkati nei post poco più sotto, può essere utile dare un’occhiata al tenore, al tono ed alla quantità dei commenti che i lettori di un noto mezzo di propaganda sovversiva (Il Sole 24 Ore), hanno ritenuto di dover fare. Un rapido giro può essere più istruttivo di molte argomentazioni.
Questo blog è nato un paio di mesi orsono per tentare di lanciare una “idea bislacca”, cioè che per contrastare il provvedimento che privatizza (con svendita) il settore idrico in Italia, fosse necessario rispolverare e lucidare uno strumento di democrazia diretta come il referendum abrogativo, il quale, purtroppo, in questi anni è stato fortemente depotenziato dall’abuso che se ne è fatto.
Adesso che il Governo ha approvato il provvedimento imponendo la fiducia, si sono susseguite diverse dichiarazioni di esponenti politici che, appunto, annunciano a gran voce che ricorreranno al referendum. Logica vuole che si dovrebbe essere soddisfatti.
Invece, purtroppo, anche stavolta i rappresentanti della componente minoritaria dell’opposizione non hanno perso l’occasione per fare confusione e tramutare – di nuovo! – una battaglia chiara, giusta e netta, in un calderone indistinto. Di Pietro (IDV) e Verdi, hanno infatti annunciato la raccolta delle firme sui seguenti tre argomenti: privatizzazione dell’acqua, energia nucleare e processo breve.
Maggiore senso politico hanno dimostrato le associazioni dei consumatori, orientate ad effettuare un referendum solitario sul tema dell’acqua che, nella sua unicità, avrebbe una forza ed un impatto di gran lunga maggiore rispetto al coacervo di argomenti (se ne aggiungeranno di sicuro altri strada facendo) messi sul tappeto dai professionisti della sconfitta.
Della serie: come buttare dalla finestra una buona occasione, prima ancora di aver costruito il palazzo e la finestra.
Acqua: con la fiducia il Governo si è bevuto la credibilità
Da Cittadinanzattiva sostegno per referendum abrogativo
“Il Governo si è bevuto la fiducia dei cittadini. Blindando l’acqua nel decreto Ronchi, infatti, l’esecutivo ha dimostrato di essere preoccupato più di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità. La decisione odierna non può che indurci a sostenere la raccolta firme per un referendum abrogativo”. Nelle parole del segretario generale Teresa Petrangolini, la posizione di Cittadinanzattiva in merito ad una decisione che di fatto rende obbligatoria la privatizzazione della gestione dell’acqua. “Ad avvenuta approvazione del decreto” continua Petrangolini, “il Governo dovrà preoccuparsi di giustificare all’opinione pubblica l’inevitabile aumento delle tariffe. La scusa dei bassi costi in Italia rispetto al resto dell’Europa non regge a fronte dei diversi volumi di investimenti, delle deroghe ai livelli di potabilità, e alla qualità complessiva del servizio”.
Anche sul Messaggero, quotidiano di proprietà di Caltagirone azionista di minoranza ACEA, pur se il pubblico è sostanzialmente diverso da quello del Sole 24 Ore, la percentuale dei contrari è la stessa (oltre il 90%)
Bhè, visto che siamo sul sito del quotidiano di Confindustria, vale la pena citare questo sondaggio, con oltre il 90% dei rispondenti contrari al provvedimento del governo
Nicola Zingaretti, che oltre ad essere Presidente della Provincia di Roma, coordina anche la Conferenza dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale 2 Lazio (cioè, per farla breve, l’organismo che decide il livello delle tariffe nell’ATO2 gestito da Acea), ha rilasciato la seguente dichiarazione:
ACQUA: ZINGARETTI, TOGLIERE GESTIONE RISORSE IDRICHE DA DECRETO
Roma, 17 nov. – (Adnkronos) – “Bisogna togliere il tema dell’acqua dal decreto sulla liberalizzazione dei servizi pubblici. I sistemi di gestione dell’intero ciclo dell’acqua costituiscono i cosiddetti ‘monopoli naturali’, nei quali non e’ possibile introdurre forme di concorrenza tra operatori diversi in virtu’ dell’unicita’ della risorsa e delle infrastrutture”. Lo dichiara il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, in merito alla richiesta del voto di fiducia da parte del Governo sul cosiddetto ‘decreto Ronchi’.
“L’acqua – spiega Zingaretti – e’ un bene comune sempre piu’ scarso e la depurazione, come la riqualificazione del sistema fognario, sono interventi delicatissimi per tutelare l’ambiente, il territorio e la salute. Per queste ragioni il tema va tolto dal decreto sulle liberalizzazioni. Si tratta infatti di un obiettivo sbagliato, che comporterebbe l’obbligo di svendere ai privati aziende pubbliche che in molti casi, come ad esempio nella nostra realta’, stanno lavorando nella direzione giusta”.
“Invece – conclude Zingaretti – bisognerebbe concentrarsi, come noi stiamo facendo nell’Ato2 impegnando oltre 410 milioni di euro nei prossimi tre anni, per migliorare l’intero sistema del ciclo dell’acqua e per rendere piu’ efficiente l’attivita’ industriale svolta a servizio dei cittadini”.
Si moltiplicano le prese di posizione a favore del riconoscimento dell’acqua come bene pubblico. Ecco di seguito la lettera dell’associazione Cittadinanzattiva, che sintetizza in termini esemplari i principali punti critici del provvedimento e suggerisce le soluzioni possibili
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Agli Onorevoli Deputati
E p.c. Al Ministro per gli Affari Regionali
On. Raffaele Fitto
Gentili Onorevoli,
Cittadinanzattiva si appella a Voi affinché l’art. 15 del decreto legge 135/2009, che di fatto spiana completamente la strada alla privatizzazione dell’acqua, venga stralciato.
Esprimiamo una forte preoccupazione per una riforma le cui ricadute su qualità ed efficienza del servizio sono ad oggi incalcolabili, ma i cui rischi sono ben noti: sindaci e comunità locali vengono di fatto estromessi da qualsiasi ruolo gestionale e di controllo; vengono svendute ad imprese private le azioni oggi in possesso di società a capitale pubblico; vengono congelati gli investimenti attualmente previsti, con una sola probabile conseguenza: l’incremento dei costi a carico della collettività. Leggi il seguito di questo post »